- SchreinerZeitung: Il 2020 è un anno importante per l’associazione ticinese dei falegnami. Qual è il motivo?
- Renato Scerpella: Ci tenevo molto a portare, durante il mio mandato, l’assemblea nazionale in Ticino. Un desiderio che diventa realtà. Dal 26 al 27 giugno infatti la città di Lugano ospiterà 450 persone, tra delegati e accompagnatori, della grande e bella famiglia del falegname che potranno approfittare dell’evento per conoscere o riscoprire le meraviglie del nostro Cantone. È una sfida che impegna moltissimo ma nello stesso tempo entusiasma. Il comitato organizzativo è al lavoro da tempo, siamo un bel team, dinamico e affiatato, che sta dando il massimo per soddisfare appieno le aspettative dei delegati e del comitato centrale che ringrazio di cuore per questa opportunità. Un’associazione ha la responsabilità di marcare l’importanza della categoria, che va a ricadere su ogni singola azienda. L’assemblea nazionale rappresenta l’occasione per riflettere sul ruolo dei falegnami per l’eco- nomia locale e sull’impegno dell’associazione nell’offrire una formazione di qualità: strada da percorrere anche in futuro per tenere testa alla concorrenza, con la quale il mondo dell’artigianato non ha certo un rapporto facile.
- La lotta alle aziende che non rispettano le regole continua ad essere la questione del momento ...
- Certo, noi soffriamo – come associazione e come falegnami produttori – della concorrenza sleale di quelli che definisco «pseudo falegnami» perché sono dei rivenditori puri e semplici che acquistano esclusivamente prodotti finiti da paesi sempre più dell’est europeo. È un grosso problema politico che mina il nostro benessere. Noi siamo aziende che producono e pertanto siamo confrontate con «doveri» e regole. I «pseudo falegnami» non ne sono minimamente toccati, sono indipendenti che fanno capo a personale interinale quando ne hanno bisogno. Sono proprio gli interinali, agenzie comprese, a rovinare il mercato del lavoro in Ticino. D’altro canto anche noi falegnami dobbiamo essere i primi a difendere gli interessi della categoria, dando prova di collaborazione e di unità che non devono rimanere solo dei bei concetti.
- La politica come affronta il problema del lavoro su chiamata?
- La politica deve darsi da fare perché è anche un problema di società. Noi vogliamo più collaborazione, più responsabilità e correttezza da parte dell’ente pubblico che non presta la dovuta attenzione a ciò che succede: deliberano ad un’azienda svizzera che però importa prodotti esteri, deliberano oggetti da centinaia di migliaia di franchi ad aziende che hanno magari solo due operai e magari a tempo parziale. C’è qualcosa che non gioca. La Lia era stata voluta per fare pulizia e prevalere sul mancato rispetto delle regole da parte di molti furbetti, soprattutto della vicina Italia, che trovano scappatoie alle leggi esistenti per lavorare in Svizzera. Una Lia a livello nazionale potrebbe essere la soluzione ma ci vuole tempo.
- Il suo auspicio per il 2020?
- Il mio impegno per il nuovo anno, e dei colleghi di comitato, sarà di valorizzare al meglio la professionalità dei nostri associati, uomini del fare, rendendo attenti gli architetti sul vero «made in Ticino», sinonimo di eccellenza, competenza, qualità del lavoro e dei servizi. Ci confronteremo anche con la clientela privata nel renderla consapevole dell’importanza di comprare un prodotto di cui spesso ignorano il mondo sconfinato che c’è dietro: un prodotto nato e lavorato in Ticino offre lavoro al nostro paese. Il mio auspicio infine è di poter discutere con un numero sempre maggiore di colleghi. Dobbiamo avanzare insieme perché è dall’unità che nasce la vera forza del «falegname, l’uomo che fa».
CA
Veröffentlichung: 09. Januar 2020 / Ausgabe 1-2/2020